Post, Racconti

Ecco, lo sapevo

Non rispondi al telefono, non rispondi a niente, non so più niente di te. Ecco, lo sapevo. Prima o poi doveva accadere. Forse ti è successo qualcosa di irreparabile e non puoi rispondere, oppure, più semplicemente, hai deciso tu di tua spontanea volontà di non rispondere più a me. Anzi, hai deciso di non rispondere mai più al telefono e forse hai proprio buttato via il telefono perché hai scelto di passare ad un vita alternativa da fricchettona ecologista senza tecnologia.

Quindi adesso vivi nel tuo camper alimentato a olio di colza e bacche di ginepro mentre riempi le strade di odore di patatine fritte e ti dirigi verso qualche collina sperduta sugli appennini per unirti ad una comune anti-tecnologia fatta da persone che vivono su camper alimentati ad olio vegetale e strani frutti allucinogeni. Vivrai per sempre circondata da puzzo di patatine fritte e orsetti rosa prodotti dai principi attivi psicotropi delle bacche da autotrazione che usate in quel posto in cui sei andata a finire.

Ma il tuo camper super ecologico con le sospensioni fatte di sedano riciclato si è ribaltato sulla Cisa, sei stata sbalzata fuori, hai sbattuto la testa e ti sei svegliata in mezzo ad un gregge di pecore. Non ricordavi più niente, così hai iniziato a lavorare come pastorella ma dopo qualche giorno dei ladri di pecore hanno assaltato il gregge e ti hanno rapita perché ti credevano una pecora; e d’altro canto come dar loro torto: eri vestita di pelliccia di pecora e ti eri nascosta nell’erba alta imitando una pecora.

Quando si sono resi conto che non eri una pecora e che le tue costolette non avrebbero avuto lo stesso sapore dell’agnello alla brace sei stata abbandonata al confine con la Basilicata nel rimorchio usato per il furto. Una frana ha travolto quel rimorchio aprendolo e liberandoti. Hai vagato fino a trovare una piantagione di pomodori gestita da una mafioso locale in cui sei entrata come bracciante fino a che una retata della polizia non ti ha messa su un barcone di rimpatriati diretto in Libia.

Il barcone è affondato davanti alla costa di Malta, posto che non ricordavi nemmeno che esistesse e che nemmeno io saprei localizzare con precisione, ed è qui che sei entrata in contatto con un infermiere in Erasmus. Questo tizio ti ha convinta a seguirlo in missione in Uganda, posto, anche questo, che non saprei assolutamente localizzare nemmeno con Google maps davanti e in cui avete aiutato la tribù locale di indigeni e poi, durante una notte di luna piena, uno degli indigeni, dopo essersi tirato a lucido l’anello al naso, ti ha fatto una proposta di matrimonio regalandoti due teste di coccodrillo e quindici galline come prova della sua virilità.

Hai accettato e siete andati a vivere in una capanna fatta di merda di capra e quindi adesso io non vedo perché dovrei perdere tempo con una che berrà sangue di caribù per il resto della sua vita, con le tette di fuori, ciondoli al naso e due cazzo di teste di coccodrillo sul comodino!