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Il televoto

Da ormai qualche anno tutte le competizioni televisive sono decise (realmente o per finta non ci è dato saperlo con certezza) dal famigerato televoto. Un meccanismo per cui vince chi riceve più SMS, squilli, pollici in su e faccine sorridenti.

Ovviamente questo sistema raccoglie tutti i favori del pubblico perché è perfettamente tarato sull’intelligenza e sulla vanità di chi segue certe trasmissioni.
È un modo semplice per dire “ehi tu, sì proprio tu seduto sul divano. Noi abbiamo bisogno di te, sei una parte fondamentale del nostro show, senza di te non sappiamo chi sarà il vincitore. Ehi tu, posa la schifezza che stai mangiando e aiutaci a scegliere.”

Così si abbandonano i parametri, le giurie, tutto ciò che è in grado di fornire una valutazione tecnica. È facilissimo: vince chi è più gradito e chi, con ogni probabilità, venderà di più. La qualità non è importante, il merito ancora meno e Beethoven con quella faccia da scorbutico non avrebbe lavorato da nessuna parte, anzi, probabilmente gli avrebbero chiesto di tingersi i capelli o girare il cappello al contrario per andare incontro alle esigenze dei giovani.

Non è importante se il tizio o la tizia in questione sono realmente capaci, allo spettatore interessa solo sentirsi parte dello show. Lui si affannerà a contattare con tutti i mezzi a disposizione gli amici, veri o inventati, avvisandoli di votare per questo o quello. Magari proponendo il proprio concittadino al grido “cittadini, unitevi e votate il vostro concittadino”. Deve votare il concittadino perché “è un amico”, “ci giocavo insieme a pallone”. Non importa che questi sia una pippa, “è uno di noi” e vederlo vincere è come aver fatto parte del suo staff.

Immagino un futuro in cui anche gli sport saranno decisi dal televoto. Immagino la Cina campione del mondo di tutti gli sport grazie al suo miliardo e mezzo di votanti.

Immagino il prossimo campionato mondiale di calcio, una finale Brasile – Cina, il terzino brasiliano si ferma a bordo campo e chiama casa:

“Pronto”

“Ciao nonna, sono Luiz Agostinho do Ribeiro”

“Chi?!”

“Pipinho”

“Ah! Ciao eh, non ti fai mai sentire e nonna tua sta sempre in pensiero”

“Scusa nonna ma, sai, sono molto impegnato”

“Ah sì? E cosa fai?”

“Il calciatore! Non lo sai?”

“Ma non dovevi fare l’avvocato come il tuo povero nonno?”

“No, nonna, quello è mio fratello”

“Ho capito. Sei il fratello scemo”

“Ma…”

“Dimmi, Pipì, dì tutto alla tua nonna”

“Vedi, sto giocando il campionato del mondo, siamo in finale, stiamo vincendo 8 a 0 e mancano tre minuti. Però si vince col televoto, non importa il risultato e quindi… mi chiedevo se tu potessi mandare un SMS per aiutarci a vincere”

“Quindi ora hai bisogno della tua nonna”

“Sì. Tanto tantinho

“Lo sai che il mese scorso ero a letto con la sciatica?”

“Mi spiace…”

“No che non lo sai. Sempre a fare il bambinho sui prati dietro al pallone”

“Ma nonna, è il mio lavoro”

“E la tua nonna non esiste più, vero? Chi ti portava al parco a giocare? Chi?”

“Tu, nonna”

“E questo è il ringraziamento. Senti un po’, contro chi state giocando?”

“Cina”

“E allora al televoto perdete lo stesso”

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