Post, Racconti

Ingegneria genetica

Racconto breve premiato  al concorso “Premio Salvatore Quasimodo” – 2017

L’ingegner X aveva accettato non senza un po’ di timore la missione che il Congresso gli aveva affidato. Era la prima volta che si cimentava in qualcosa di così grande e su così vasta scala.

Sapeva che in caso di successo avrebbe potuto segnare una svolta epocale per l’umanità, senza falsa modestia sapeva di trovarsi ad un passo dal cambiare il mondo.

Cominciò a lavorare giorno e notte ripetendosi a mente i requisiti che il Congresso e il Presidente in persona, gli avevano dato : “forti, resistenti, invincibili”. Ripeteva queste tre parole ossessivamente e addirittura a voce alta ogni volta in cui sorgeva qualche difficoltà imprevista o quando la strada intrapresa si rivelava sbagliata. “Forti, resistenti, invincibili” ripeteva. Era senza dubbio il lavoro più importante della sua vita, tutto doveva essere perfetto.

X si era sentito così orgoglioso dell’aver ricevuto l’incarico e così orgoglioso lo fu anche quando potè mandare alla sua famiglia la foto di quell’ assegno da cinquantamila Wen, il primo dei trenta pattuiti. Non voleva vantarsi, ma solo rendere loro partecipi del suo successo, era un modo per dire “grazie per avermi sostenuto nei miei studi e per avermi portato fino a qui”.

Il lungo percorso accademico lo aveva reso uno dei più grandi esperti mondiali di ingegneria genetica e lo aveva condotto di fronte al Congresso, a pochi passi dal Presidente, proprio lui, davvero quella stessa persona che X non pensava nemmeno che potesse essere davvero una persona in carne e ossa. Il Presidente fino ad allora gli era apparso solo negli schermi televisivi del Canale del Presidente, mai dal vivo.

E invece, dopo l’incontro nella grande sala del palazzo, X sapeva che il Presidente era reale, si poteva toccare e gli aveva persino stretto la mano dicendo:

“Contiamo tutti su di lei, il mondo intero conta su di lei, caro X si ricordi queste parole. Forti, resistenti, invincibili.”

X non smetteva di richiamare alla mente quelle frasi, gli erano rimaste stampate nella memoria. Ci vuole carisma per impressionare così le persone, pensava X, questo sarebbe stato una grandissimo presidente, il migliore della storia del suo paese. Di certo non era arrivato ad occupare quel posto solo per un sapiente uso di carri armati e soldati, no, lui era lì grazie a ben altre qualità.

Un genio con una tale capacità di influenzare anche un luminare della scienza, quale X si riteneva, non poteva essere altro che un fenomeno della comunicazione, un vero dio della diplomazia.

X proseguì il suo lavoro sulle cellule animali e vegetali, sperimentò tutte le soluzioni possibili per raggiungere l’obbiettivo, staccò il telefono, tolse anche la connessione internet al suo computer. Da compiere c’era una missione affidatagli direttamente dal Presidente, non c’era tempo per alcuna distrazione. “Non stiamo giocando” si ripeteva per poi aggiungere, aggrottando la fronte : “Forti resistenti, invincibili”.

Era passato quasi un anno per ottenere i primi risultati, per capire la strada giusta da seguire. Ce ne sarebbe voluto almeno un altro per arrivare alla fine del progetto. Il Presidente si fidava di lui, gli aveva lasciato carta bianca per poter lavorare in piena autonomia. X era certo che avrebbe ripagato una tale fiducia.

Lentamente quelle cellule su cui stava lavorando si erano evolute in qualcosa di unico, qualcosa che nessuno al mondo aveva mai visto.

Tutto era partito da quel filmato proiettato nella grande sala, con il Presidente seduto a fianco (si, proprio lui, X non ci credeva ancora), un video di pochi minuti in cui migliaia di soldati schierati in perfetto ordine marciavano alla conquista di nuove terre. Distruggevano e calpestavano. Quell’immagine degli anfibi che schiacciavano tutto ebbe una tale presa su X che per lui fu facilissimo accettare immediatamente l’incarico. Ciò che aveva visto in quel filmato lo aveva reso ancor più orgoglioso di servire il suo Presidente.

Passò un altro anno e poi venne il gran giorno, la presentazione.

Dentro lo stadio olimpionico, nella tribuna d’onore erano presenti tutti i più importanti funzionari, i colonnelli e la televisione del paese “Il Canale del Presidente”. Militari attorniavano in perfetto schieramento il progetto ancora coperto. Gli spalti erano gremiti di persone in adorazione del Presidente, in febbrile attesa di poter ammirare la sua nuova creazione. Di X era solo la mano che l’aveva realizzata ma l’idea e la paternità erano, ovviamente, del Presidente.

Un enorme telo bianco nel centro dello stadio copriva il progetto. Ci aveva pensato X stesso a curare la presentazione e il momento in cui si sarebbe mostrato al paese il frutto di più di due anni di lavoro.

Il maxischermo dello stadio mandava quel filmato, lo stesso che X aveva visto due anni prima in compagnia del Presidente. X si sentì un privilegiato rispetto ai suoi concittadini “Io so già come va a finire” pensava mentre guardava la tribuna e la folla festante. Giganteschi altoparlanti montati per l’occasione riproducevano quella marcia militare, quell’orchestra dal ritmo incalzante che aggiungeva così tanta forza alle immagini. Poi, di nuovo, quegli anfibi che schiacciano tutto, la musica che sale, che carica, tamburi, piatti, trombe…era il momento.

Il Presidente, in piedi a fianco di X, gli mise una mano sulla spalla, X si girò a guardarlo. Annuendo col capo gli dava il permesso di svelare cosa nascondesse quel telo.

X fece un cenno con un braccio e il telo fu rimosso.

La musica si interruppe all’istante. Dalla tribuna arrivò un “Oh” imbarazzato.

I militari sull’attenti fecero qualche passo indietro rompendo gli schieramenti e allontanandosi dal centro dello stadio.

“Non doveva andare così” pensò X stupito.

Notò i bambini sugli spalti e i soldati sul campo portarsi le mani al naso con un espressione di disgusto e tutti gli altri presenti stavano evidentemente trattenendo lo stesso gesto.

X si voltò alla sua sinistra, guardò il Presidente che ora era rosso in volto e osservava con occhi sgranati il progetto. Si girò, ancor più rosso, quasi viola e urlò a pochi centimetri dalla faccia di X “E questa che roba sarebbe?”

“Mio Presidente, sono ciò che mi avete chiesto. Adesso sono forti, resistenti e invincibili. Questi fiori geneticamente modificati non possono essere distrutti nemmeno da un esercito che ci dovesse marciare sopra” rispose X impettito e con una punta di soddisfazione.

Il Presidente, sempre più paonazzo, con gli occhi che parevano schizzare fuori dalle orbite, le vene del collo gonfie quasi come se stessero per scoppiare urlò “DOVE sono i miei soldati?”

X si guardò attorno, vide qualche volto preoccupato fra i funzionari, fra i militari. Tutta la tribuna d’onore sembrava non avere il coraggio di incrociare lo sguardo del Presidente e guardava da altre parti. Il silenzio dello stadio si fece irreale.

Quali soldati? X non capiva e non sapeva cosa rispondere. I soldati erano lì, tutti intorno. Un po’ in tribuna e tanti sul campo, attorno ai fiori.

Il Presidente continuò: “E poi, spiegami da dove viene questo tanfo di… di…”

X lo interruppe “Mio Presidente, questi fiori sono forti, resistenti e invincibili, come chiesto da Voi, ma per un’alterazione genetica…beh…hanno perso l’odore e ora puzzano…beh…si…di letame.“

X intravide fra i funzionari qualche risatina fermata dalle gomitate dei vicini di posto.

Proseguì “Ma vi assicuro che non ci sono al mondo fiori più forti, resistenti e invincibili di questi!”

X scese dalla tribuna, corse verso i fiori e cominciò a saltare ripetutamente sopra di essi.

“Ecco, mio Presidente, guardate qua!”

Effettivamente ad ogni colpo i fiori tornavano dritti come se niente li avesse toccati ma il Presidente non pareva per niente impressionato.

Urlò di nuovo con un gesticolare frenetico “VOGLIO i miei soldati! Voglio le mie truppe geneticamente modificate per conquistare il mondo! Dove sono? Dove? Dove?”

X interruppe i suoi salti e un brivido gli attraversò la schiena. Si ritrovò solo, in piedi al centro dello stadio pieno con tutti gli occhi puntati addosso.

Trovò la forza di chiedere timidamente “Mio Presidente…ma quali soldati?”

“Imbecille! Quelli del video! Lo hai visto il video? Imbecille!” il Presidente ormai si muoveva nervosamente sulla tribuna mentre quattro colonnelli cercavano di calmarlo.

“Mio Presidente…io ho visto i soldati che schiacciavano i fiori…ho pensato che…ecco…che voleste fiori più…”

“Forti, resistenti e invincibili?” urlò il Presidente sporgendosi dalla balaustra trattenuto dai colonnelli.

“Esatto, mio Presidente” esclamò X sull’attenti.

“Portatelo viaaaaaaaaa!” urlò rivolto alle guardie.

“Ma…”

“Imbecille!” urlò rivolto a X

X è spalle al muro, rivive mentalmente tutta la scena della presentazione, rivede nella sua testa il video, pensa ai due anni trascorsi in quel laboratorio.

Pensa al Presidente che lo ha condannato a morte.

Pensa all’ultima parola che gli ha detto : “imbecille”

“Fuoco” è l’ultima parola che sente.