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Dall’altra parte del Mediterraneo

«Stanno arrivando!» Urlò la vedetta che scrutava il mare dalla sua torre di guardia.

«Quanti sono?» Chiese il capitano.

«Dieci navi.»

«Ancora!? Non è possibile. Affondate quelle barche! Respingetele!»

Suo figlio spaventato lo tirò per la tunica. «Da dove vengono? Cosa vogliono da noi?»

Il capitano strinse i pugni dalla rabbia.

«Vengono dall’altra parte del mare. Vogliono le nostre terre, le nostre ricchezze. Sono qui per depredarci e distruggerci.»

«Perché tutto questo?»

«Perché sono dei barbari e degli animali. Non sanno cosa sia la pace. Quanto li odio, quanto mi fanno schifo.»

La vedetta urlò atterrita, «Si avvicinano!»

«Colpiteli! Fateli capire che non li vogliamo qui! Usate tutte le armi che avete!»

I soldati alzarono al cielo le loro picche, gli arcieri armarono gli archi e le catapulte furono caricate. «Sì! Rimandiamoli a casa loro!»

Un soldato disperato arrivò di corsa, senza fiato. «Capitano, sono troppi, non ci possiamo riuscire da soli. Sono quasi arrivati sulla costa! Capitano, cosa facciamo ora?»

Impietrito, il capitano dalla sua postazione osservò la velocità con cui quei barbari sporchi e violenti si gettavano dalle loro navi e si affannavano a percorrere il breve tratto di acqua bassa per raggiungere la battigia. Le catapulte e gli arcieri riuscivano a fermarne solo una piccola parte. Ormai erano sbarcati, niente li avrebbe più rispediti indietro.

Un clamore assordante di mille voci selvagge si levò dalla spiaggia. «Carthago delenda est!»

«Papà, chi sono? E… cosa significa?»

«Vengono dall’Italia. E significa che siamo nei guai.»



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