Scrittura

Editore in crowdfunding

Ah che bello usare parole inglesi a caso in modo da sembrare fighissimi. È molto cool, vero?

Tante case editrici hanno seguito la strada del crowdfunding. Si vede che si fanno dei bei soldi visto che spuntano su come funghi.
Provare per credere, basta cercare su google: https://www.google.com/search?q=editore+crowdfunding&oq=editore+crowdfunding

O come le epidemie.

Cos’è il crowdfunding?

Quando il crowdfunding è nato il principio era quello con cui era nata la “million dollar homepage”, ovvero una pagina con un rettangolone 1000 pixel per 1000 pixel che vendeva pubblicità a 1 dollaro a pixel.
Potevi comprare un pixel e lì sarebbe stato messo il tuo logo e il link al tuo sito.

In pratica l’autore ha pensato “se un milione di persone mi danno un dollaro, io sono ricco e loro non hanno speso praticamente niente”. È una richiesta di elemosina su scala mondiale, un accattonaggio globale.
Una grande idea.

Dal 2005 a oggi il crowdfunding è diventato il modo per finanziare progetti molto rischiosi che nessun imprenditore avrebbe mai avuto il coraggio di portare avanti.
Una piccola quota e diventi sostenitore. Avrai l’illusione di aver svolto un ruolo fondamentale.

Editoria in crowdfunding

L’editoria, essendo un’attività economica ormai completamente slegata dalla qualità di quel che si pubblica, appena finisce l’ondata di vendite di Fabio Volo o di Baricco, deve trovare altri modi per fare soldi.

Siccome per creare altri Volo e Baricco servono tantissimi soldi per la pubblicità (bastano quelli, non serve avere qualcuno capace di scrivere), chi di soldi ne ha pochi si inventa un sistema per tirare a campare.

Ed eccolo il crowdfunding a risolvere i problemi di editori che non vogliono passare per editori a pagamento ma che non vogliono investire assolutamente nemmeno mezzo euro.

Come funzionano gli editori in crowdfunding

Tu autore con velleità di diventare ricco e famoso scrivendo libri in Italia (realisticamente, qualcuno ci crede ancora?) invii il tuo manoscritto all’editore in crowdfunding per una valutazione.

Probabilmente se hai indovinato i congiuntivi riceverai un’email carica di elogi. È il primo passo per andare in pensione anticipata alle Bahamas e non lavorare mai più per tutta la vita. Dai che ce la fai!

Firmerai il contratto con la tua penna quattro colori sognando che si possa trasformare in una Montblanc tempestata di diamanti.

Il tuo libro verrà messo, così com’è, sul sito dell’editore. Si può scaricare e leggere l’anteprima in modo da farsi un’idea. Poi?

Poi si può comprare.

L’idea è quella di comprare un libro che non è ancora finito perché ho fiducia nell’autore, perché l’anteprima era interessante e voglio sostenere l’autore nel suo lavoro. Quindi io pago un libro che non c’è affinché questo libro possa esistere.
Bello. Molto romantico.

Il budget di vendita

Il tuo libro, mio caro scrittore che sta già comprando il biglietto per le Bahamas, sarà pubblicato solo se otterrà un numero minimo di prenotazioni. La logica è che se tanta gente lo prenota, allora significa che il libro è bello e ha potenzialità.

Ma qui ci devono girare dei soldi, quindi parole come “merito” e “qualità” vanno sostituite con “vendita” e “incassi”.
Soprattutto perché qui si fa leva sull’illusione di aspiranti scrittori che per loro vocazione è gente che vive un po’ sopra le nuvole. Alcuni credono pure che ci sia della professionalità in giro.

Ed ecco che bisogna fare i conti con il budget di vendita, il numero minimo di copie da piazzare per vedere il libro pubblicato. Quante copie? C’è chi chiede 200, chi 250.
Non sono tantissime: sono un’enormità se pensiamo che il libro non esiste e io lettore dovrei pagartelo ora e poi vederlo fra qualche mese.
Con tutti i libri che ci sono in giro, ne vale la pena?

Secondo te, autore che forse ha capito di lasciare perdere le Bahamas, chi le dovrà vendere queste 250 copie? Il sito dell’editore? Il libro non esiste, non ci sono canali di vendita come Amazon, Google Libri o altro. Il libro non c’è, è solo un’anteprima di qualche pagina.

Forse cominci a capire: il libro te lo venderai da solo.

Dovrai organizzare presentazioni di un libro che non c’è, vendere un libro che non esiste e chiedere soldi per qualcosa che non si può ancora avere.
Bisogna essere dei bravi venditori. Ma davvero bravi eh.

Dimenticavo: organizzazione degli eventi tutto a tuo carico.

In cambio otterrai, al raggiungimento dell’obbiettivo, la pubblicazione del libro e una quota dal 7 al 10% sul venduto.

Ho raggiunto l’obbiettivo e il mio libro sarà pubblicato!

Bravo. L’editore ha già incassato per la vendita e può tranquillamente stampare a rischio zero e spedire ai clienti che TU hai portato. Ti sei preso il rischio di tutti quei chilometri e di tutto quel tempo per le presentazioni. L’incasso intanto se lo è fatto l’editore senza aver fatto assolutamente NIENTE.

Ora è il momento dell’editing e di tutte quelle belle cose che gli editori ci vendono per difficilissime e che solo loro sanno fare.

Il libro è stampato, spedito a chi lo aveva pagato qualche mese prima e disponibile su tutti i negozi online dell’universo. Ah, non dimenticare che questi editori in crowdfunding hanno sempre la distribuzione in libreria e con questa storia ti fanno credere che il tuo libro arriverà in tutto il mondo e in tutte le librerie dell’universo. Non ti dimenticare di credere a questa balla!

E adesso?

Adesso l’editore ha guadagnato dal tuo libro e ha adempiuto ai suoi doveri contrattuali di stampa. Quindi, basta fare due conti per capire che l’editore non ha mosso un dito e tu, autore-venditore, gli hai portato il guadagno di 200/250 copie.

Zero lavoro. Almeno 200 copie vendute.
Perché fare di più? Perché sbattersi per fare bene l’editing? Perché sbattersi per promuovere il tuo libro? Tanto c’è l’autore che andrà in giro a fare presentazioni a sue spese per vendere ancora!
Tutto questo perché tu, autore, sei stato ingolosito da una scarica di dopamina che ti è arrivata quando hai letto il tuo nome sulla copertina di un vero libro.

All’editore adesso non frega niente di investire su di te. Tu hai già fatto l’investimento per lui e gli hai pure portato un po’ di soldi. Tu, autore, spendi per le presentazioni, vendi sulla fiducia dei tuoi lettori e i guadagni se li prende l’editore.

Autore, tu sei un venditore pagato a provvigione. Di quel che scrivi non importa niente a nessuno.

Se ti vuoi bene, lascia perdere questa sottospecie di editoria.
Se devi fare il venditore, fai in modo che i guadagni del tuo lavoro vadana a te e non a chi ti ha illuso.
Se devi per forza pubblicare qualcosa, puoi farlo senza doverci per forza mettere il nome di uno pseudo editore.
Se vuoi pubblicare il tuo libro e non sai come fare editing e impaginazione, in Italia c’è pieno di gente capace di farlo e che non è legata a marchi di alcun genere (ti posso fare dei nomi, non ci guadagno niente).

Quando qualcuno ti propone un contratto editoriale in cui il rischio e il lavoro è tutto a tuo carico, fatti questa domanda: l’imprenditore sono io o sono loro?

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