Scrittura

Ember, il mistero della città di luce – recensione onesta

Amazon Prime ogni tanto regala grandi sorprese, non sempre positive.

Mi sciolgo sul divano in attesa che l’aria condizionata riporti la temperatura della stanza da quella di Mercurio a quella della Terra. Stasera guardiamo Ember, il mistero della città di luce. Un film del 2008 che si è rivelato fallimentare.
Il pubblico medio non capisce una mazza, vediamo se stavolta ha avuto ragione.

Ember è una città costruita sotto terra dopo una probabile apocalisse nucleare, deve tenere al sicuro gli umani sopravvissuti per 200 anni. Non di più, eh!

Dopo 200 anni tutto quello che c’è sulla superficie terrestre e che impedisce la vita sarà scomparso. Mi raccomando, 200 anni eh!

In tutta la città c’è solo una persona che sa come e quando si potrà uscire di lì, solo una persona in grado di tramandare il modo per salvare l’umanità. Il sistema per uscire da quella trappola sotterranea sta dentro una valigia chiusa da un timer e che i sindaci si tramandano: allo scadere dei 200 anni la valigia si aprirà e rivelerà al sindaco in suo possesso la strada per far uscire tutti e ricominciare la vita in un mondo decontaminato/derattizzato e senza zanzare.

Ma succede l’imponderabile, un evento imprevedibile che nemmeno i geni capaci di costruire tutto quel coso sotto terra sono stati in grado di pensare: un sindaco muore e la valigia non viene tramandata.

Fior di ingegneri che lasciano il destino dell’umanità appeso alla fortuna e che non hanno previsto una seconda valigia o una seconda persona in grado di sostituire il sindaco.

La salvezza dell’umanità è affidata a questa cosa, che non è affidata a nessuno

Quindi il film inizia con una colossale stronzata. E come mai potrà andare avanti?

Intanto i giovani vengono scelti per essere mandati al lavoro e il loro ruolo all’interno della società viene stabilito da un sistema assolutamente meritocratico e utile alla città: il sorteggio.

In poche parole: speriamo che la valigia arrivi a destinazione e speriamo che nel frattempo qualche cretino, sorteggiato per occuparsi delle cisterne di carburante, non ci faccia tutti saltare per aria.
Geniale.

In una città che lotta per la sopravvivenza ci si affida al caso anche per i ruoli di manutenzione di tutta la struttura. Competenze? Non importa. Qualunque idiota può ricoprire ruoli delicatissimi.
Sembra il parlamento italiano.

È così solenne che poi di quel che si è detto se ne sbattono tutti

Strano che non esista un mercato nero dei ruoli, visto che dopo l’assegnazione i ragazzi se ne vanno in giro con un foglietto di carta in cui c’è scritto “idraulico”. Nessuno viene registrato per il ruolo. Nei bassifondi della città avrei immaginato una compravendita illegale per evitare i ruoli peggiori.
Niente di illegale, invece. I ragazzi amorevolmente scambiano i loro ruoli in barba a tutta la cerimonia solenne in cui erano stati assegnati. Uno entra come elettricista e poi decide di fare il contadino. Una sta da una parte e si ritrova dall’altra.
Sul serio, sempre più simile al parlamento italiano.

I due ragazzi protagonisti si limitano a scoprire cose e a trovare oggetti per puro caso (la valigia con le istruzioni per uscire di lì).

Tutto qua. Non fanno altro, trovano le istruzioni e provano a uscire.

Ah, manca il colpo di scena finale, il genio assoluto. Una volta fuori, per avvisare gli altri che all’esterno esiste un mondo abitabile, hanno la meravigliosa idea di tirare giù un biglietto legato a un sasso.

Facciamo finta che indietro non si possa tornare per avvisare, facciamo finta che nessuno poi scopra da dove loro sono usciti.
Tiri un solo sasso? Tira giù una valanga di sassi, urla da quel buco, anche perché la città si vede e non si capisce perché da sopra la luce della città sia visibile mentre da sotto la luce del sole no.

Ma che film di merda.

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