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Il carnevale

Per la rubrica “Babbomerda“, ecco l’articolo sul carnevale che tutti stavano aspettando.

Archiviamo il carnevale 2019 con il solito bilancio positivo che si fonda su un solo principio: “e anche questo carnevale ce lo siamo levati dalle palle”.

Quando dobbiamo accompagnare quelle creature basse che vivono nelle nostre case al carnevale, sappiamo già quello che ci aspetta: orde di famelici nani che si rincorrono per le strade gettandosi addosso ogni genere di oggetto che possa macchiare, sporcare, infangare, bagnare o ancora più subdolamente, infiltrarsi nei vestiti per uscirne solo dopo mesi.

È per questo che, nelle feste di carnevale, gli adulti o presunti tali si aggirano tra la folla con un giubbotto in braccio, occhiali da sole e si guardano intorno muovendo la testa a scatti per scorgere prima possibile i segnali di pericolo. Ogni bambino in avvicinamento con qualcosa in mano potrebbe essere un piccolo mostro che tiene una bomboletta di schiuma; ogni bambino che sta scappando da qualcosa è un piccolo mostro che scappa da un altro piccolo mostro che a sua volta potrebbe scappare da un altro piccolo mostro. Alla fine della catena c’è un piccolo mostro, spesso un po’ più grande, che tiene in mano una bomboletta di schiuma.

La schiuma per noi costretti a subire le feste di carnevale è come “blob il fluido che uccide”. È una sostanza spaventosa da evitare ad ogni costo. Passino le stelle filanti, ma la schiuma proprio no.

Siamo memori dei tempi in cui i piccoli mostri, all’epoca nostri compagni di scuola, si presentavano per strada con la vera schiuma da barba dei padri. Questa schiuma all’epoca era una roba dall’odore mentolato che ti dava l’impressione di essere stati aggrediti da una foresta di eucalipto con koala al seguito. Il trauma che ne è seguito ce lo portiamo dietro ancora oggi.

Ogni movimento sospetto viene affrontato con circospezione. Sfruttiamo la nostra altezza per individuare già da lontano gli odiosi piccoli mostri vestiti da punk, i maschi che stanno già studiando per le future risse in discoteca e le principesse perché segretamente tutti noi odiamo le principesse.

Quando ci arriva all’orecchio un sibilo, un fruscio, un “ssssss”, ci voltiamo di scatto, pronti alla fuga.

Già, perché non possiamo fare altro che fuggire. Nel 2019 pare che tirare un ceffone a un piccolo mostro che tira schiuma agli adulti possa creare una reazione a catena incontrollabile. Pare che arrivino a scendere in campo parenti fino alle quinto grado per difendere il “piccolo tenero giocherellone un po’ vivace”.

“Ai miei tempi” e finalmente lo posso dire, i vostri “piccoli teneri giocherelloni un po’ vivaci” prendevano dei gran calci nel culo e nemmeno si azzardavano a puntare la bomboletta senza prima chiedere l’età e se avevi o meno il “cugino che fa karate”.

E poi ci sono i coriandoli.

Il coriandolo è l’arma a scoppio ritardato. Si tirano i coriandoli oggi e la vittima e i suoi vestiti li sputeranno fuori in estate al cambio di stagione dell’armadio. Subito dopo aver riposto il piumino e i maglioni dentro i sacchi sottovuoto, ci si accorgerà che tutti quei pezzetti di carta di dubbia e oscura provenienza si sono ammassati nella presa d’aria dell’aspirapolvere o si stanno diffondendo per tutto l’armadio, per la stanza, per la casa, si infilano nelle mutande, sotto i tappeti, dentro i tappeti, sotto il letto, fra le lenzola, dentro il cibo.

Ne fanno le spese persino i cuscini del divano: il vecchio parente che non vedete da una vita, ma che avete dovuto invitare per forza a casa per natale si siederà sul vostro divano e una nube di coriandoli uscirà con uno sbuffo sommergendolo e soffocandolo.

Possiamo quindi solo fingere indifferenza e andare in giro con lo sguardo corrucciato che abbiamo imparato da Terminator, Rambo e dai J.I. Joe. Lo sguardo da sergente dei marines, quello che indossa il ridicolo cappello storto che pende su un orecchio e che fuma una sigaretta mentre intorno gli fischiano i proiettili. Questa è l’unica arma che abbiamo per difenderci da quei piccoli e ignobili mostri. Forse si spaventeranno e ci crederanno capaci di sfoderare un mitra, stelline ninja o machete da usare in agguati nella foresta del Vietnam.

L’alternativa è rimanere a casa e traumatizzare a vita il povero pargolo. Intanto sarete felici e riposati, del truma se ne riparlerà fra un ventina d’anni.

Decisamente la soluzione migliore.



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