Cazzate, Viaggi

Il concerto dei Tool al Firenze Rocks

In un impeto di gioventù ritrovata compro il biglietto per andare a vedere i Tool live al Firenze Rocks 2019.
In un impeto di anzianità opto per il biglietto super strafigo con parcheggio, saletta vip e posto sotto al palco.

Entro bellamente nell’ippodromo del Visarno con la mia macchina e mi faccio consegnare il tanto agognato pass.

A questo punto sembra che nessuno degli addetti alla sicurezza o alla biglietteria o chiunque abbia la parvenza di lavorare per il Firenze Rocks abbia idea di dove sia il mio ingresso.
Vago attorno all’ippodromo, qualcuno mi scambia per un fantino alla ricerca del suo cavallo.
Il caldo inizia a farsi sentire e qualcuno mi scambia per un cavallo fuori pista. Sudato fradicio.

Entro.
Sta suonando un gruppo insignificante, me la prendo comoda nel cercare la saletta in cui mi hanno promesso che mi daranno da mangiare e da bere.

Anche qui pare che nessuno degli addetti abbia idea di cosa fare, di dove sia la saletta né di quando aprirà. Vago sotto la tribuna chiedendo informazioni. Decido di sedermi su una panchina all’ombra in una posizione strategica che mi permetta di tenere d’occhio tutte le porte in cui sospetto possa nascondersi il mio cibo e soprattutto il mio vino.

Inizia a suonare un altro gruppo inutile.

Sono circondato da 60enni metallari tatuati. Gente che probabilmente nell’anno di Undertow (1993) aveva la mia età e che ormai pensava di non arrivare ad ascoltare il nuovo disco dopo 10,000 days. Gente che aveva perso la speranza e invece ora me li ritrovo davanti con un lumicino di gioia negli occhi, dato che i Tool hanno annunciato che di lì a breve sarebbe uscito il nuovo album.

Apre la saletta. Ci fiondiamo sul buffet in perfetto stile metallaro. Cioè educati, composti, ci si scusa col vicino se lo tocchiamo e cediamo il posto alle signore. Non è mica una festa di compleanno, questa.

Iniziano a suonare i Dream Theater, butto giù il calice di ottimo Montepulciano che si arrotola nello stomaco con un prosecco dozzinale e con ottime mozzarelle di bufala.

Corro nella zona riservata a noi possessori del braccialetto, mi scambiano per un intruso e due omoni cercano di fermarmi forse perché non ho abbastanza tatuaggi. Mostro il braccialetto, i due omoni si scusano e mi lasciano proseguire.

I Dream Theater stanno suonando con il sole in faccia, 40 gradi, niente vento e indossando tute di pelle. Il cantante ansima e più o meno non ne azzecca una. Tra l’altro suonano canzoni successive alle uniche che mi sono piaciute. Dopo Falling into infinity per me non hanno più fatto niente di interessante.

Era più alto di così, ma già mi sanguinano gli occhi

Me ne torno a bere in attesa degli Smashing Pumpkins.

Il tempo di assaggiare dei risotti, salmone e altre mozzarelle bufala con dietro un bianco Terre di Chieti IGT e gli Smashing Pumpkins iniziano il concerto.

Hanno il sole in faccia, ancora più basso di prima. Ma se la cavano alla grande nonostante gli abiti da Kung Fu e improbabili pupazzoni giganti alle loro spalle.

Boh

Mi rifornisco di alcol e altro cibo durante il cambio palco.

Il sole tramonta, c’è ancora un po’ di luce del crepuscolo e i Tool fanno il loro ingresso.

La zona PIT adesso è piena, c’è poco spazio, ma siamo tutti metallari educatissimi e di una certa età, per cui facciamo attenzione a non pestarci a vicenda.

Il concerto inizia con luci e video alle spalle di quei 4. Maynard è nascosto nella nebbia, ma si fa sentire. Gli altri strapazzano gli strumenti in polimetrie che rinuncio a contare perché tanto non ne capisco niente nonostante il mio passato da batterista.

Non ne capiscono molto nemmeno gli improvvisati headbanger che tentano improbabili danze di pochi secondi, appena si rendono conto di essere andati fuori tempo si guardano intorno spaesati. Non è facile sbattere la testa per aria su tempi dispari o contorti come quelli di Vicarious o Schism. Conti “4” e non capisci già più dove sei.

Chi se ne rende conto, la smette subito e la pianta lì. Gli altri improvvisano frustate di collo per rientrare a tempo.

Arrivano i temerari della birra. Gente che è andata a comprarsi bicchieroni di birra colmi fino all’orlo e che spera di passare in mezzo alla gente senza rovesciarla. Non ci riescono. Nonostante i gomiti alti, se la birra non finisce in terra ci finiscono dentro i capelli del metallaro headbanger che cerca di rientrare a tempo sul 7 di Schism. Che poi sono 12, oppure 6, ma a volte 5.

La vista del palco mi viene oscurata. Un omone di due metri con una acconciatura da ballerina mi si piazza davanti. È l’unico che è riuscito a portare una birra sana e salva fino a qui. Mi arrampico sul passacavo, mi metto in punta di piedi. Niente. Quello chignon è insuperabile. Passo da sotto, approfitto di un suo braccio che si alza per piantargli il mio gomito nelle costole. Ora capisco come deve essersi sentito Cordoba quando giocava contro Ibrahimovic.

Zlatan subisce il colpo e si fa da parte.

Un metallaro palesemente stordito da qualche sostanza mi tende una mano, sorride, io lo squadro con lo sguardo minaccioso che mi ha insegnato il mio maestro di Krav Maga (ovvero quello del coniglio batuffoloso che si appresta a scappare).

Stammi lontano!

Il metallaro mi invita a ballare.
Declino.
Insiste.
Declino ancora.
Insiste.
Tiro un’altra gomitata a Zlatan, il metallaro lo guarda, sorride e scompare tra la folla.

Quando parte Stinkfist ho una mezza sindrome di Stendhal. Su Parabola ho un accenno di saltello, tanto è in 4/4 e non mi posso sbagliare.

Il buio ora ci aiuta a vedere il gioco di luci dal consumo energetico pari a tutta New York. Se New York fosse in Groenlandia.
In inverno.

E qui non eravamo ancora sul complicato

Parte il gran finale. Casino, botti, schitarrate. Quando finiscono nessuno sente più niente, intuisco che tutti stiano chiedendo il bis.

Il chitarrista rientra sul palco con la figlioletta in braccio e saluta. Ottimo modo per dire “devo portare a letto la bimba, non posso stare qui a rocckeggiare”.

Come dire che anche il chitarrista dei Tool ha una vita normale.

Resto a fissare il palco vuoto insieme a tutti gli altri. Ho un attimo di lucidità e mi dileguo prima di essere travolto dalla marea di gente costretta tutta insieme a uscire dallo stesso minuscolo cancello.

Torno a casa con la bava alla bocca e il dispiacere di non poter riascoltare tutto il concerto su spotify.

Dopo un mese questi stronzi mettono tutti i loro album su spotify e amazon music e praticamente dappertutto.

Alla prossima. Bravi Tool e ottimo Montepulciano.




Geniocrazia, il nuovo romanzo edito da Fucine Editoriali

Clicca qui per ordinarne una copia!






Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *