Il paradosso del maglione

Esco dalla camera indossando il mio bellissimo maglione invernale in pura pelle di norvegese. Perché i norvegesi per sopravvivere alla Norvegia devono per forza avere una pelle fatta di quel materiale incredibilmente morbido con cui sono fatti i maglioni. Io non ci credo che quella cosa che tutti chiamano lana viene dalle pecore. Questa è una diceria che hanno messo in giro i poteri forti per tenerci nascosto lo sterminio di norvegesi in Norvegia, cacciati e uccisi per la loro pelle così morbida e accogliente.

Faccio il mio ingresso trionfale in salotto sfoggiando il mio maglione e mi accascio sul divano in modo poco trionfale.

La signora che per poco non viene sbalzata dall’altra parte della stanza per il contraccolpo sul divano, distoglie distrattamente lo sguardo dal telefono e mi getta un’occhiata senza la minima espressione.
“Hai freddo?” mi chiede.
“No”
“Alzo il riscaldamento?”
“Non serve”
“Perché allora ti sei messo quel maglione?”
“Per il freddo”
“Quindi hai freddo!”
Mi stringo nelle spalle. “No”
“Ma allora perché hai il maglione?”
“Per il freddo, è chiaro!”
“E allora alzo il riscaldamento”
“No, non serve”
“Ma hai freddo!”
“Io non ho freddo”
Lei si inalbera. “Allora perché quel maglione?”
“Per il freddo, te l’ho detto”
“Come fai a non avere freddo se ti sei messo quel maglione?”
“Con questo maglione non ho freddo”
Ci pensa su un attimo. Si schiarisce la voce. “Se non hai freddo, perché quel maglione?”
Sorrido con aria di sufficienza. Ho capito tutto. “Il paradosso del maglione.”
“Eh?”
“Il paradosso del maglione”
Prende il telefono e cerca la traduzione, gira lo schermo verso di me. “悖论, Questo?”
“Quello”
“Questo o quello?”
“Lascia stare”, su questa parte di grammatica ci torneremo. Indico lo schermo. “Quello lì.”
“Cosa c’entra con un maglione?”
Mi alzo in piedi, mani ai fianchi e sguardo fiero verso l’orizzonte. “Ho il maglione perché ho freddo, ma siccome ho il maglione, non ho freddo”
“Quindi… avevi freddo e ora non ce l’hai più?”
“Sì”
“Non è un paradosso”
Mi siedo di nuovo. “Sì… certo che lo è” inizio a dubitare ma devo tenere un certo contegno.
Ci pensa su e poi tira fuori tutto il pragmatismo del suo paese. “Bastava dire che non volevi accendere il riscaldamento”
“Troppo facile”
Scrive qualcosa sul telefono, ripete fra sé e sé “paladosso“. Rialza lo sguardo. “Quindi paradosso è quando uno fa una cazzata?”
In effetti la saggezza dei paradossi è quella di essere delle cazzate. Annuisco.
Lei si alza e prima di scomparire in camera mi dice “allora io ho fatto un paradosso”.

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