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Il viaggio di Arlo

Ieri sera ho visto per la prima volta il film d’animazione “Il viaggio di Arlo” (2015), titolo che per una volta è decisamente migliore dell’originale “The good dinosaur” (il dinosauro buono?!).

C’è anche il libro:

L’asteroide che dovrebbe cancellare i dinosauri dalla faccia della Terra sbaglia mira, il risultato è che T-Rex, brontosauri e roba simile continuano a proliferare mentre invece i mammiferi evolvono come sappiamo.

I dinosauri, tra cui la famiglia di brontosauri (o qualcosa del genere) di Arlo, vivono in organizzazioni proto tribali e si occupano di agricoltura e pastorizia, apparentemente senza contatti con gli altri gruppi familiari.

Arlo è un cucciolo, è un fifone, un cagasotto, inetto e fisicamente una schifezza. Non ha la forza del padre né del fratello, non ha l’intelligenza della madre né della sorella. È il perfetto nerd da telefilm americano ambientato al liceo. È il perfetto candidato per iniziare il viaggio interiore che porterà Arlo a cambiare in meglio.

Il tema che si intuisce fin dalle prime battute è incentrato sulle paure di Arlo, un essere incapace nemmeno di affrontare delle galline e nemmeno di eliminare un minuscolo bambino intrappolato in una rete e completamente inerme. Gli umani, infatti, sono rappresentati da questo bambino selvaggio: un parassita dedito a rubare il grano che i sauri mettono faticosamente da parte come provvista per l’inverno.
Gli umani sono rappresentati da un degno rappresentante, insomma.

Il padre di Arlo affida al figlio il compito di uccidere il parassita. Compito che il nostro prode ovviamente fallisce miseramente lasciando libero l’umano. Arlo e padre si lanciano all’inseguimento del bambino e, a causa della paura e dell’inettitudine di Arlo, si trovano in una situazione di pericolo dalla quale il padre non ne esce vivo per salvare il figlio.

Ecco il punto di svolta: la paura, l’incapacità di Arlo di affrontare la vita lo conduce ad assistere alla morte del padre, l’unico in famiglia che riponeva fiducia in lui. Il viaggio di Arlo ha inizio.

È così che Arlo comprende che è ora di “darsi una mossa” e alla prima occasione tenta di rimediare dando la caccia al cucciolo di umano. Il prevedibile fallimento fa precipitare entrambi nel fiume.
Al risveglio si riuniscono e Spot (questo il nome del bambino) si sdebita del fatto di essere stato liberato dalla rete qualche giorno prima offrendo ad Arlo delle bacche. I due iniziano un viaggio insieme in cui Arlo continuerà ad essere preso a sberle per colpa delle sue paure mentre Spot si dimostrerà forte e coraggioso a dispetto della stazza certamente inferiore a quella di un dinosauro.

Il momento in cui Arlo prova un moto di orgoglio e inizia a rendersi conto delle proprie potenzialità avviene durante lo scontro con gli pterosauri (o roba del genere, lucertoloni volanti, insomma) in cui, dopo che Arlo ha lasciato fare tutto il lavoro ai suoi compagni di viaggio cioè dei T-rex spuntati fuori per caso, le cose si stavano mettendo male. Con un’inaspettato coraggio Arlo capovolge la situazione.

A questo punto Arlo è consapevole ma non ancora pronto e per questo arriva puntuale il secondo punto di svolta: gli pterodattili rapiscono Spot. In sogno Arlo ritrova il padre che gli rinnova la sua fiducia facendogli capire, però, che ce la deve fare da solo.
Lui si risveglia incazzato e deciso a fare il culo ai lucertoloni volanti. Ci riesce, vince e finalmente lui è cresciuto e consapevole dei propri mezzi. Il suo viaggio “eroico” finisce qui.

L’arco di trasformazione di Arlo è il classico arco eroico che lo porta a trionfare contro i suoi conflitti. Tutto ben congegnato, tutto con tempi perfetti e i bambini fanno il tifo per questo biscione verde e dinoccolato.
Ma perché di tutti i premi a cui era candidato non ne ha vinto neanche uno?
È un “bel film”, ma non un “grande film”.

1- Perché l’idea del meteorite che manca la Terra poteva dare molti spunti interessanti e non semplicemente condurre i dinosauri ad una specie di proto civiltà. Gli sceneggiatori avevano bisogno di un mettere insieme un bambino ed un animale tipo “Libro della giungla” e speravano di vendere pupazzi a forma di dinosauro. Devono aver pensato che fosse un’idea carina.

2- Non c’è mai la sensazione che Arlo non ce la possa fare, per quanto stupido, inetto e inutile egli sia. Dai primi minuti si sa che Arlo sarà eroe: tutti i famigliari pongono la propria impronta sul silo e lasciano, guarda caso, proprio uno spazio vuoto nel centro. E indovina un po’ chi ci andrà a mettere la sua di impronta?
I bambini fanno il tifo per lui sapendo di vincere facile, si agitano per la colonna sonora travolgente e sanno che tutto andrà bene. Come i bambini che tifano Juventus.

3- Naturalmente tutti quei dinosauri non hanno mai vissuto nello stesso periodo, ma possiamo anche fare finta che il mancato impatto dell’asteroide abbia mutato i percorsi evolutivi. Resta comunque poco chiaro del perché i T-Rex debbano aiutare Arlo e Spot anziché mangiarseli insieme agli pterodattili tutti in una volta.

Insomma, carino, piacevole.

Però adesso ho una bimba di sei anni che gira per casa saltando da una poltrona all’altra e che si comporta come Spot (quindi circa come un cane) per tutto il giorno.



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