Post, Vino

Roero Arneis – Patrizi – 2017

Oggi è mercoledì, siamo a metà settimana e il mercoledì è il giorno perfetto per allentare le tensione di una inutile settimana lavorativa. In realtà ogni giorno è perfetto per allentare la tensione di una inutile settimana lavorativa, ma facciamo finta di non essere degli alcolizzati e concentriamoci sul vino di questa sera: Roero Arneis Patrizi 2017.

Questa sera ho la pargola a cena da me e la stanchezza di metà settimana addosso. Il binomio perfetto per alcolizzarsi e trattarsi bene: polpo con patate e una bottiglia di vino comprata al supermercato credo di essermele meritate a pieni voti.

Sulla ricetta del polpo con patate ti rimando a successivi articoli, sappi solo che se mi ci metto, che tu sia uomo o donna, cadrai ai miei piedi. Non aggiungo altro.

Questa sera assaggio un Roero Arneis, Patrizi, 2017.

Lo raffreddo come consigliato sull’etichetta, 8-10 gradi, praticamente un calippo alcolico. Lo verso nel bicchiere e mi appare di un colorito smorto, malaticcio, come quello di un tipo che ha avuto l’influenza per una settimana. Un verdolino pallido, smunto, triste.

Inizio a pensare di aver buttato via i miei sudati guadagni (circa 6€).

Al naso sento agrumi, limeerbe aromatiche, roba verde, insomma. Mi sembra di aver infilato la testa in un cespuglio di timo.

Assaggio, perché il vino non lo guardo e non lo annuso.
Io lo bevo.

È un vino potente, è un vino che ti dà una spinta a due mani e ti sbatte sul divano. È come una di quelle donne che sanno il fatto loro: ti dice “e ora non ti alzi più da lì”. Tu annuisci e, virilmente, versi un altro bicchiere.

Tornano i sentori di erbe aromatiche, rosmarino, timo, salvia. Sembra di essere dentro il culo di un pollo arrosto.

Un vino con un gran corpo, persistente, non se ne va dalla bocca nemmeno se ti lavi i denti. Domani mattina rutterò Roero Arneis, ne sono sicuro.
Agrumi, limone e lime, soprattutto. Questo vino è un aperitivo liquido.

Sembrava un morto al colore, la vista suggeriva che di fronte io avessi un vino moribondo, scarso, leggero. La bocca mi dice che sono uno sprovveduto e che non devo fidarmi delle gatte morte come questo Roero Arneis.
Non devo fidarmi delle gatte morte in generale. Questo vino è una scuola di vita, grazie Roero Arneis.

È un vino da servire ghiacciato, 6-8 gradi, mica 8-10 come dicono sull’etichetta. Qui va bene bevuto in una granita di Roero Arneis, mica nel calice.
Ti stende. Ti fa a pezzi e poi ti cosparge di timo come se volesse metterti arrosto come il pollo di cui sopra.

Da scheda ONAV 83/100, lo penalizzo alla vista e alla finezza, sia olfattiva che gustativa. Effettivamente è una randellata nelle gengive. Piacevole, però.
Una roba come uno schiaffo sul culo in una notte di sesso: la signora dirà “ahia”, però non potrà fare a meno di dire “ancora”.

Vino da servire freddo, ghiacciato. Come aperitivo con roba unta o a cena con piatti di pesce molto molto grasso o carne bianca saporita. Il mio abbinamento con polpo e patate è andato a farsi benedire: le patate danno una dolcezza che si sposa male con la freschezza di questo vino.

Ottimo vino da battaglia, per fare bella figura con gli amici e spendere poco nello stesso tempo.



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