Scrittura

Scrivere un romanzo. Da dove cominciare

Da dove si comincia quando si vuole scrivere un romanzo? Si comincia dall’inizio o dalla fine?

Una risposta non c’è, un po’ come il musicista che non sa dirti se bisogna iniziare dalle parole o dalla musica.

Siccome da qualche parte bisogna pure iniziare, questi sono i punti da mettere in chiaro prima di cimentarsi nella scrittura di un romanzo.
Ovviamente diamo per scontato di sapere scrivere benissimo nella lingua in cui vogliamo pubblicare il romanzo, vero?

Ambientazione, luogo e tempo

Prima di tutto chiedersi dove sarà ambientato il romanzo. Medioevo? Nello spazio? Sotto terra?
Questa scelta sarà determinante per prendere scelte successive e la trama ne sarà ovviamente condizionata. Attenzione anche a dettagli che sembrano insignificanti ma che rivelano la qualità dello scrittore: mi pare ovvio che in un romanzo ambientato nell’anno 2000 i personaggi non potranno scattarsi foto col cellulare, no?

Documentiamoci sul periodo storico in cui stiamo ambientando la vicenda, altrimenti rischiamo di scrivere delle schifezze.

La vicenda

Ci serve una storia interessante. Ci serve una linea temporale da seguire in cui succeda qualcosa, poi qualcos’altro e poi altro ancora. Il romanzo è un viaggio nel tempo e nello spazio da un punto A a un punto B.

Dobbiamo quindi sapere cosa dovrà accadere, più o meno.

Siamo in una guerra? E allora sarà meglio sapere in che punto della guerra iniziamo il racconto e in che punto lo vogliamo finire.

Avere qualcosa da dire: il tema

Scriviamo per dire qualcosa, non per perdere tempo. Un romanzo senza niente da dire è una storia che non va da nessuna parte. Se non abbiamo un tema, un qualcosa da comunicare, abbiamo solo il vuoto nella mente, tanto vale fare i Tik Tok per i ragazzini e tanti saluti.

Insomma, bisogna chiedersi: “cosa voglio dire in questo romanzo?”

Metterla sul personale

Il punto più importante, quello che marcherà la differenza tra un romanzo completo e “una bella storia”. Dobbiamo metterla sul personale, creare empatia col personaggio e dotarlo del conflitto interiore che provocherà le sue azioni nei confronti della storia.

In poche parole, il protagonista deve avere conflitti interiori che non gli permettano di uscire al volo dai problemi in cui si trova.

La vicenda può svilupparsi durante una guerra, in una trincea, su una nave spaziale o in un tranquillo villaggio della campagna inglese; in ogni caso il protagonista, per essere tale e per dare un senso a tutta la storia, deve trovarsi nei casini e NON sapere come uscirne.

Solo successivamente, attraverso fallimenti e sofferenze più o meno forti, potrà avere maturato le competenze per condurre la vicenda all’epilogo. Oppure potrebbe perseverare e trasformare tutto in una tragedia, ed è in ogni casao una scelta dell’autore in funzione di come vuole dimostrare il tema.

Il conflitto interiore del personaggio è l’opposto del tema scelto.
Se nel nostro romanzo vogliamo asserire che “le mele e l’esercizio fisico fanno bene alla salute”, allora il personaggio principale dovrà essere un obeso che passa le giornate mangiando patatine fritte davanti ai videogiochi. Nonostante il fiatone dopo una rampa di scale e le apnee notturne, lui continuerà a snobbare la frutta e l’attività fisica finché non si troverà costretto a scegliere.

Al termine potrà aver compreso la gravità della sua situazione e si sarà messo a dieta, oppure avrà continuato con le sue abitudini e noi lo faremo morire soffocato dal suo stesso colesterolo nell’ultimo capitolo.

Nel mezzo tutto ciò che accade è CONFLITTO. Ovvero “il personaggio vuole qualcosa (stare bene di salute) e qualcuno glielo nega (esempio: non sa dire di no a un giro al McDrive)”.

Sapere dove si va a parare con la storia

Uscire di casa senza meta si può fare ogni tanto, ma non può essere l’abitudine. Raccontare di essere usciti di casa senza sapere il perché non è molto interessante. Invece, raccontare di essere usciti per andare a comprare la frutta perché ci si vuole mettere a dieta, ma di non esserci andati perché ci sono venute a far male le gambe e lungo la strada hanno aperto una pasticceria… ecco, questo si fa molto più interessante.

Quando si può dire che qualcosa è interessante?

Quando stimola il cervello del lettore. Il lettore lo dobbiamo tenere impegnato, non deve addormentarsi, non deve pensare che nella prossima pagina ci sarà la stessa roba che ha già letto. Il lettore deve girare la pagina e pensare “e ora chissà cosa succede”.

Dobbiamo quindi sapere cosa succederà a grandi linee nel nostro romanzo, progettare i punti di svolta più importanti, gli eventi che determineranno la crescita o la distruzione del nostro protagonista.

A tal proposito sono utilissimi gli schemi. Io uso FreePlane (si scarica qui), un software gratuito per creare mappe mentali. Si possono creare diagrammi di flusso o semplici schizzi, con box, frecce e commenti. Almeno si mette su carta quello che succede e si può avere una panoramica completa della propria idea.

Bisogna già conoscere la fine del romanzo?

È necessario sapere se la nostra storia seguirà un arco eroico (il protagonista vince e risolve il suo conflitto, esempio: Le sette morti di Evelyn Hardcastle) o arco tragico (il protagonista fallisce, esempio: Macbeth) ma non è importante sapere come finirà.
Alla fine giusta ci si può arrivare una volta immersi nella narrazione.

Bisogna leggere tanto ed esercitarsi?

Questa è una gran cazzata!

Non serve a niente leggere tanto ed esercitarsi se si leggono i romanzi scritti male e ci si esercita senza sapere cosa si sta facendo.

Ho il talento naturale e scriverò un capolavoro?

Il talento non esiste e se pensi di averlo, scriverai solo stronzate. Esistono solo studio e lavoro. Del talento lasciamo che ne parlino le nostre nonne dal parrucchiere (“il mio nipotino ha un talento naturale!”).

Ricapitoliamo

Abbiamo un tema = qualcosa da dire
Abbiamo un conflitto = protagonista che faticherà a uscire dalla storia
Sappiamo scrivere in italiano = sappiamo scrivere in italiano
Conosciamo l’epoca in cui la storia è ambientata = sappiamo che non si usavano catapulte a energia solare

Per leggere qualcosa di buono

Per studiare


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