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Storia di una ladra di libri – quando si vuole bene a un personaggio

Uno dei difetti di molti film e libri è la mancanza di empatia per il personaggio principale. Non ci interessa se muore, se ha successo o se fallirà. Questo perché ormai siamo abituati, o assuefatti, a dare importanza alla storia e al contesto anziché alla vicenda intima del personaggio.
Siamo abituati a bere Tavernello e non ci ricordiamo che esiste anche il Chianti Riserva.

Il film Storia di una ladra di libri poteva essere un capolavoro, è un gran bel film, manca di giusto un dettaglio per essere davvero grande e facciamo finta di niente perché in questi giorni a casa trascorsi guardando film, è una vera boccata d’ossigeno nel desolante panorama delle sceneggiature scritte a caso.

Costruzione dell’empatia

Liesel è una bambina che all’inizio ci appare una povera sfigata, orfana, maltrattata e a cui è morto il fratello piccolo durante la fuga dalle persecuzioni naziste. Non è poi differente da milioni di altri perseguitati e i boccoli biondi non sono sufficienti a rendere interessante la sua vicenda.
La madre adottiva la maltratta, il padre invece è buono. Qui le cose si fanno interessanti perché ci danno una speranza che la bambina possa avere una vita migliore, ma decisamente non è abbastanza per stare dalla parte di una ragazzina qualunque, soprattutto perché sappiamo che in quel periodo avere un tetto sulla testa e della brodaglia nel piatto significava già essere fortunati.

A scuola la prendono tutti in giro. Ok, interessante, non è abbastanza perché di storie di bullizzati ne siamo ormai pieni. Ma è qui che lo sceneggiatore, di cui mi segno il nome per andare a cercare altri lavori, riesce finalmente a dare un senso alla presenza di Liesel nel film.

Lei, così, di punto in bianco, prende a pugni in faccia un ragazzino che la derideva. Senza subire, senza farci passare ore a vederla soccombere ai bulli. Lei prende le sue zampette e gli salta addosso, lo schiaccia in terra e gli fracassa il naso. Poi si rialza e torna a casa come se niente fosse.
E brava Liesel! Ora sì che anche noi, come tutti i tuoi compagni, ti rispettiamo.

Dopo questa scena la protagonista non è più una triste sagoma di cartone. Adesso è una che ha carattere, che si fa rispettare, che sa benissimo quello che vuole e promette di combinare qualcosa di buono durante il film.

L’ingiusta sofferenza

Se non c’è empatia per il personaggio viene a mancare uno dei motivi per continuare a seguire la storia. La chiave di tutto è creare una sofferenza ingiusta a un personaggio capace di combinare qualcosa. Questa sofferenza deve tarpargli le ali e deve opporsi a quelli che sono i suoi valori. Gli antagonisti devono essere sempre opposti al personaggio.

Liesel è libera, le piace leggere, le piace correre. Ma in quel mondo non si può fare né l’uno né l’altro (il suo amico viene rimproverato dai genitori solo perché correva dopo essersi sporcato il viso d’olio per imitare Jesse Owens, non una grande idea in periodo di nazismo…).

I buoni e i cattivi

Per provare empatia non è necessario che il personaggio sia un “buono”. Il personaggio può anche essere un sadico bastardo pervertito. Il personaggio potrebbe anche essere un mafioso come Il padrino, che nonostante sia un malavitoso che non voleva fare il malavitoso e che si ritrova coinvolto per amore della sua famiglia. È una merda solo per il fatto di essere un mafioso, eppure vogliamo seguirne la vicenda perché sotto sotto non ci appare così cattivo (in realtà è una grandissima merda e basta).

Liesel non spara a nessuno. Rispetto al Padrino parte avvantaggiata.

Cosa manca per fare di questo film un capolavoro

Liesel è intelligente sin da subito, ci mette poco a diventare allegra e a farsi voler bene da tutti (tranne dai nazisti, quelli non vogliono bene a nessuno). Liesel non deve affrontare un percorso interiore per “trionfare”, è già brava così e deve solo affrontare con le qualità che già possiede un contesto molto complicato. Sfrutterà proprio le sue qualità per rubare i libri di cui ha bisogno e apparire ai nostri occhi come una benefattrice.

Un gran bel film, insomma. Poteva essere un capolavoro, non lo è, ma ce ne facciamo una ragione e ce lo godiamo così com’è. Va benissimo e me lo riguarderei volentieri. Un bel film anche da far vedere ai bambini, a patto di spiegare passo per passo cosa significava quella “x” storta e che solo bruciando libri i nazisti avrebbero potuto tenere il potere. Si prega di spiegare al bambino di turno anche l’attuale situazione dell’alfabetizzazione italiana, così tanto per fargli fare due amare risate.

Il film si trova su Amazon Prime Video.

Prima o poi il libro “Storia di una ladra di libri” dovrò leggerlo.
Si può scaricare/comprare qui:

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