Post, Scrittura

Torneo IoScrittore

Ho partecipato al torneo IoScrittore, un concorso a livello nazionale di cui ho sentito parlare in più di un’occasione e che sul suo sito presenta marchi editoriali importanti. Si vince un po’ di notorietà e l’occasione di provare a “entrare nel giro”.

Ho diversi lavori nel cassetto, provo a mandargliene uno che forse un giorno pubblicherò: “L’uomo che sprofondò nel suo divano”.

Il funzionamento del concorso IoScrittore è singolare. Infatti non esiste una giuria definita e uguale per tutti: ogni concorrente è giudice degli altri e in particolare a ogni concorrente vengono assegnati casualmente 10 incipit da valutare secondo alcuni parametri come la caratterizzazione dei personaggi, lo stile, la correttezza.

Al termine c’è un giudizio scritto da compilare. Volevo proprio avere il parere di qualcuno “del settore” o che almeno prova a esserlo, come me. Mi aspettavo commenti tecnici, precisi, sensati. Un po’ come nelle gare di tuffi in cui i criteri secondo cui si esprimono i giudici sono ben delineati e la differenza tra i diversi voti è sempre minima.

E qui viene il bello. Non è per niente facile dare un giudizio articolato, qui bisogna argomentare le proprie scelte e avere una certa competenza per farlo. Io nei miei giudizi ho cercato di rifarmi a criteri oggettivi appresi studiando e leggendo. In particolare tengo sempre vicina una copia di L’arco di trasformazione del personaggio e di Elementi di stile nella scrittura.
Mi aiutano a rimanere lontano dai miei pregiudizi e a focalizzarmi su criteri oggettivi, l’unico modo per giudicare qualunque cosa.

Ma la democrazia non si fonda su questi criteri, bensì sul parere personale, sulle impressioni e anche sull’umore di quella giornata. A volte si fonda persino su dettagli insignificanti (leggetevi “Il pelo nell’uovo“, se non lo avete ancora fatto).

Premesso ciò, ecco i giudizi che il mio incipit ha ricevuto. Per la cronaca, non mi sono classificato, vorrei vedere i voti numerici per capire cosa c’è che non è piaciuto, ma non è possibile.

L’incipit è davvero positivo, ti lascia la curiosità di continuare a leggere la storia. Scritto bene, molto chiari i personaggi, e bene delineata la trama. Unico difetto (ma questo è soggettivo): non mi piace l’uso della prima persona. Lo trovo pesante e obsoleto.

Qui si parla già di un criterio soggettivo. Non è quello che fa la qualità, i criteri soggettivi sono una condanna per tutti noi. La prima persona è la prima persona, può non piacere come sì, ma è una scelta ben precisa e dettata proprio dal voler alimentare la curiosità immergendo il lettore nella testa del personaggio. Perché poi la prima persona sarebbe “obsoleta”? Quindi, questo giudizio, per quanto sia positivo, non è affidabile.

Leggere il romanzo tutto spezzettato non è il massimo della vita, anzi tutto il contrario, e se questo non bastasse, la storia non è per nulla coinvolgente. Rimane sospesa in un’aurea noiosa e poco interessate e l’idea di proseguire la storia in un villaggio creato nel divano, non la rende per nulla, dal mio punto di vista, interessante, per quanto viene presentato. S

Ecco un parere opposto. Anche questo è soggettivo? Forse ha ragione lui e la trama non è coinvolgente. Forse ha ragione quello sopra. Non lo saprò mai.
Ma poi aggiunge “dal mio punto di vista” e qui devo scartare anche questo giudizio che, tra l’altro, critica (giustamente) l’impaginazione del testo figlia di una differenza tra Open Office (che uso io) e Office (che sicuramente usa questo lettore). Il testo era effettivamente frammentato.
Posso difendermi dicendo che è sufficiente saper usare al minimo un PC per aggiustare tutto con un click?

Trovo disturbate la pessima formattazione del testo. Le parole sono continuamente staccate e rende molto faticosa la lettura. Ecco perché mi astengo, se pur interessato dalla storia, dal giudicare l’opera.

Questo vuole fare lo scrittore e non sa usare l’editor, come sopra. Addirittura si astiene perché proprio non ce la fa a leggere. Questo qui è uno di quei maniaci ossessivo compulsivi che non dormono perché sentono spifferi ovunque e si infastidiscono se guidi l’auto in quarta anziché in terza. Altro parere inutile, oltre che presumibilmente dannoso per la valutazione complessiva.

Ritmo incalzante, nonostante l’azione non sia molta.Periodi brevi, ben strutturati.Personaggi delineati con poche descrizioni, ma ci si fa un’idea abbastanza precisa di come siano il protagonista e chi gli sta accanto e quale sia il loro ruolo.Lo stesso dicasi per l’ambientazione che, nonostante le poche descrizioni, risulta ben delineata nella mente di chi legge.Storia originale, anche se l’incipit non lascia intuire nulla di ciò che è descritto in sinossi.L’impressione, leggendo la sinossi, è che possa trattarsi di un romanzo superficiale, con una trama bizzarra. Ma lo stile dell’autore e il ritmo dell’incipit invoglia a continuare la lettura. Che ci sia anche una morale dietro a tutto ciò?Impaginazione non curata. Il testo, con le parole spezzate a metà, rende sgradevole la lettura.

Finalmente non ci sono riferimenti a pareri soggettivi. Il giudizio ha senso anche se scritto male, con errori di grammatica, di punteggiatura e… di impaginazione (spazi dopo i punti). Finora è quello più dettagliato e che cerca di seguire un filo logico.

Il soggetto è del tutto surreale, non privo di una certa originalità.Sembra rispecchiare le paure e le insicurezze di un mondo basato sulla precarietà del lavoro.i personaggi, tuttavia, non appaiono ben caratterizzati e risultano privi di spessore. La narrazione è sostanzialmente monocorde, e forse questo è un effetto voluto, ma perde in dinamicità e risulta piuttosto piatta.Per quanto originale, mi sembra, complessivamente, appena sufficiente.

Sopra mi hanno detto che i personaggi sono delineati. Chi dei due ha ragione? Mi hanno detto che il ritmo è coinvolgente e invece qui leggo che è piatto. Bo?

Mi sono divertito a leggere questo incipit. È scritto bene, lo stile narrativo è efficace. Il protagonista, moglie compresa, sono ben caratterizzati. Forse andrebbe sfrondato qua e là, ma nel complesso è una buona idea.

Qui invece i personaggi tornano a essere ben caratterizzati. Mettetevi d’accordo!

La situazione s’apre classicamente. Il padre di famiglia col figlio lazzarone, perennemente mantenuto all’università. Le questioni lavorative che lo ammorbano, con l’aggravante dello spettro del fallimento, affrontato anni prima ma mai seriamente metabolizzato. La moglie isterica, il senso dell’incapacità che si trasforma in spossato fatalismo, il tutto nel limbo grgio della mezz’età incombente. Eppure l’autore ne traccia uno sviluppo impensato, grottesco eppure credibile, come quello di sprofondare nell’incredibile vita sottomarina dell’interno-divano. E come s’evince dalla sinossi pone le basi d’una narrazione invitante, insolita, pescando dall’imponderabile kafkiano della “Metamorfosi” e memore di reminiscienze buzzatiane, più da “Le notti difficili” che “Il deserto dei tartari”. Una lettura finalmente diversa, invogliante. Ottima scelta, seppur rischiosa, il racconto in prima persona. Pienamente soddisfacente, complimenti all’autore.

Grazie dei complimenti, ma scrivi “reminiscienze” e tutti quegli apostrofi ad cazzum in pseudo volgare dantesco non mi aiutano a dare credibilità al tuo giudizio.

Questo brano è stupendo.Divertente,spassoso,intrigante,interessante e,soprattutto, profondo.La metafora dell’ immobilità interiore espressa attraverso un divano,soffice,accogliente…metafora dell’ inettitudine,del qualunquismo,dell’ inerzia che attanaglia l’ uomo di oggi.Esprimo volentieri un giudizio più che positivo perché, se non fosse il mio ad essere pubblicato(è inutile trincerarsi dietro falsa modestia)vorrei vedere questo libro negli scaffali delle librerie.

Questo ha capito il senso del libro. Non per il fatto che lo trovi divertente (soggettivo), quanto perché l’immobilità interiore di un uomo è la stessa del suo divano immobile, accogliente e per di più inchiodato al pavimento.
Gli è piaciuto, ok. Non vedo un giudizio, un’analisi del testo. “Mi piace”, pollice in su. Fine.

I capitoli di questo incipit ci presentano un personaggio inverosimile, il cui comportamento totalmente inerte di fronte ad ogni situazione lo rende irritante, antipatico e noioso. Per rendere vera la sua sorprendente sparizione all’interno del divano, l’autore ha inventato una sorta di simbiosi irrinunciabile tra il protagonista e il suo sofà, nel quale egli trova una sorte di rifugio al punto di evitare anche le semplici gestualità che potrebbero alterare la millimetrica stabilità che gli consente pace e relax.La sinossi iniziale annunzia una sorta di riscatto del personaggio che si calerà nel tessuto per poi emergere da quel buco nero acrilico vittorioso: ma io dopo queste pagine iniziali non provo la voglia di seguirlo…

Forse l’unico che mi ha dato uno spunto di riflessione. Trova il personaggio antipatico e noioso. Lo è. Il personaggio è un idiota. Se qualcuno lo trova idiota senza che gli faccia un po’ di compassione, allora devo lavorare sull’empatia, cosa che credevo di aver realizzato bene facendo maltrattare il povero protagonista dai suoi colleghi e dal suo capo. Anche lui ha capito l’associazione tra l’immobilità della persona e quella del divano. Non si capisce bene perché non voglia proseguire, ma prendo quel poco di utile da una critica scritta in questo modo per andare a lavorare sul testo.

In definitiva, partecipare non mi è servito a niente. Speravo che qualcuno mi desse dei consigli utili per migliorare e invece mi rendo conto che tutto è sempre in mano ai pareri personali, tutto sarà sempre in mano alla maggioranza, non importa quale sia il suo livello di incompetenza.


I due libri citati sopra:




Geniocrazia, il nuovo romanzo edito da Fucine Editoriali

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