Pensieri, Post, Scrittura

Vertigo edizioni

Mi arriva una telefonata da un numero sconosciuto. Rispondo diffidente preparandomi mentalmente il modo migliore per mandare affanculo l’ennesimo venditore di contratti telefonici.

E invece è “Vertigo edizioni” che mi chiama. Cerco di riportare alla memoria e, sì, avevo mandato loro una raccolta di racconti per bambini qualche mese fa pensando che fosse un buona idea (nel caso voleste verificare se la raccolta è una buona idea, potete comprare “Storie per grandi bambini e bambini grandi“).

Sono interessati alla mia “opera”, vogliono valutare la possibilità di pubblicare il libro. Fanno parte del circuito Messaggerie, partner di Feltrinelli, e quindi si presume e mi lasciano intendere che per loro non esiste alcun problema legato alla distribuzione: arrivano dappertutto, loro.

Mi parlano di eventi, pubblicità alla radio, giornali, televisione. Si premureranno di promuovere il mio libro in ogni dove.

L’idea mi piace, sto per dire “prendete tutto e fate di me una rock star!”

Poi il tono dall’altro capo si fa più serio. “Ovviamente” loro devono sostenere dei costi e, per coprire solo parzialmente tali costi, richiedono un contributo che “considerando il tipo di promozione che andremo a fare” è puramente “simbolico“. Ok, vediamo un po’ quanto è simbolico questo contributo, dico io.

Mi arriva per email il contratto editoriale già firmato e timbrato da Vertigo Edizioni.

Leggo prima l’email.

Si parla da subito del libro “La musica celata”, edito da loro stessi e che è stato venduto in Giappone, Brasile e Argentina. Non si fa riferimento al fatto che si tratti di un saggio e non di un romanzo. E c’è una bella differenza…

Altri riferimenti a Messaggerie e a libri che diventano film.

Poi l’apice: “Seppure, come qualsiasi altra realtà, ci troviamo costretti a richiedere un contributo economico agli autori che non abbiano ancora maturato la necessaria visibilità nel settore, teniamo a precisare che la nostra politica editoriale spicca per rigore e innovazione.”

Solo le case editrici a pagamento chiedono soldi, non “qualsiasi altra realtà”, dico io, e il “rigore e innovazione” non lo riscontro in chi si comporta “come qualsiasi altra realtà”.

Leggo il contratto fino ad arrivare al “modulo di ordine” in cui mi impegno a pagare 9.90 euro per 100 copie di cui posso fare quel che voglio.

Mi chiedono 990 euro per pubblicare il mio libro e quindi ancora una volta la mia domanda è: “l’imprenditore sono io o siete voi?”

P.S.

Dopo una settimana senza mia risposta mi hanno richiamato per chiedermi un parere sulla loro proposta. Ho esposto i concetti di cui sopra e mi hanno detto che sarebbero potuti scendere a 50 copie acquistate da me. Ci penso un attimo e, insomma, 500 euro non sono pochi, ma è una spesa sostenibile per avere qualcuno che ti fa una revisione del testo, un’impaginazione e un minimo di pubblicità. “Va bene, mandatemi il nuovo contratto e gli do un’occhiata” rispondo.

Dopo una settimana, ancora niente. Ci avranno ripensato? Si saranno resi conto che con soli 500 euro saranno costretti ad assumersi un rischio di impresa?

P.P.S.

Mi hanno mandato il contratto modificato. Solo che uno dei racconti inclusi nella raccolta verrà premiato a fine Maggio e quindi non sarà più utilizzabile. In ogni caso, insomma, diciamocelo onestamente: col cazzo che abboccavo.


La raccolta di racconti per bambini in questione è questa:



Geniocrazia, il nuovo romanzo edito da Fucine Editoriali

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